Comunismo - Scintilla Rossa

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view post Posted: 23/3/2024, 10:08 Porcate degli USA - Esteri
da fb Ufficio Sinistri. Il buco nero in cui è scomparsa la sinistra

In quella nota come la Guerra Segreta, gli Stati Uniti of America attaccarono il Laos senza neppure disturbarsi a firmare una dichiarazione di guerra.
Gli USA scagliarono su questa terra più ordigni che in tutta la Prima e la Seconda Guerra Mondiale messe assieme.
Il piccolo Paese asiatico fu bombardato spietatamente e senza interruzioni tutti i giorni per 9 anni di fila.
270 milioni di bombe a grappolo furono lanciate sulla popolazione Laotiana, in media una ogni otto minuti. Tutte le scuole, gli ospedali e buona parte delle abitazioni fu rasa al suolo dagli americani.
Ancora oggi il Laos è il Paese con il maggior numero di ordigni inesplosi pro capite.
È incalcolabile il numero dei morti, dei feriti e dei menomati che le bombe a stelle e strisce hanno fatto e continuano a fare a questo popolo umile e gentile.
Il Governo Socialista Laotiano ha creato delle cooperative tra i sopravvissuti, persone senza gambe e senza braccia, che attraverso il lavoro e la vocazione collettiva di questa società hanno ritrovato la propria dignità.
Raccolgono i frammenti delle bombe nordamericane trasformandoli in monili, collanine, portachiavi, oggetti d'artigianato, che vengono venduti nei tanti mercatini che affollano le varie città.
Trascendendo così a nuova vita ciò che era stato progettato per recare morte.
view post Posted: 23/3/2024, 10:06 putin - Esteri
da fb Ufficio Sinistri. Il buco nero in cui è scomparsa la sinistra

PERCHÉ VINCE PUTIN


di Pino Arlacchi
Ex Vicesegretario Generale delle Nazioni Unite


Putin ha di nuovo vinto le elezioni, e il suo successo sembra essere un enigma per molti commentatori.
Ho conosciuto e visitato più volte la Russia postcomunista, quella degli anni Novanta.
La Russia di Eltsin: uno Stato in agonia i cui massimi architetti e beneficiari sono stati i governi occidentali associati agli oligarchi stile Khodorkovsky e Berezovsky.
Uno Stato in eutanasia, amorevolmente assistito dalla finanza occidentale, che aveva colto l’occasione della caduta del comunismo per costruirci sopra una montagna di soldi. Sono state le banche europee e americane che hanno ricettato i danari degli oligarchi contribuendo a portare un grande Paese sull’orlo del fallimento.
L’élite criminale più vicina agli oligarchi amici di Eltsin era quella dei boss di Cosa Nostra. Stessa ferocia, stessa protervia politica mascherata, nei russi, da un grado di ricchezza, istruzione e status sociale di gran lunga superiori. Gli ex caprai di Corleone non hanno mai neanche sognato i livelli di opulenza e sofisticazione dei magnati criminali russi.
Il capo della mafia russa era Boris Berezovsky, quello che veniva intervistato nei panni di un rifugiato politico in Inghilterra. Un uomo capace di ordinare un assassinio al mattino, e di andare poi a cena con un George Soros determinato a redimerlo.
Berezovsky era un matematico, membro dell’Accademia russa delle scienze, e lo stesso Khodorkovsky era un importante dirigente di partito.
Gli altri boss erano tutti personaggi noti al grande pubblico perché parlamentari, imprenditori, sindaci, proprietari di giornali e televisioni. Senza questo livello intellettuale e politico, l’oligarchia criminale russa non avrebbe potuto escogitare quella che è a tutt’oggi la più grande frode della storia. Nata da una alleanza tra i “magnifici 7” stipulata a Davos durante il World Forum per sostenere Eltsin alle elezioni, questa truffa ha consegnato nelle loro mani quasi metà della ricchezza della Russia.
Il maxi-imbroglio venne chiamato “prestiti contro azioni” e funzionò così. Alla fine del 1995, il governo russo, invece di chiedere prestiti alla Banca centrale, si rivolse alle banche degli oligarchi. Come garanzia per il credito concesso, queste banche ricevettero in custodia temporanea i pacchetti azionari di maggioranza delle più grandi imprese del Paese. Un anno dopo, proprio per consentire agli oligarchi di tenersi le azioni, il governo decise di non restituire i prestiti. Così Berezovsky e i suoi, dopo aver prestato 110 milioni di dollari, si ritrovarono in mano il 51% di un’azienda, la Sibneft, che valeva 5 miliardi. Il gruppo Menatep, guidato da Khodorkovsky, pagò 160 milioni per ottenere il controllo della Lukoil, una compagnia petrolifera che valeva più di 6 miliardi di dollari. La Banca di un altro amico degli amici, Potanin, spese 250 milioni di dollari per impadronirsi della Norilsk Nichel, leader mondiale della produzione di metalli, il cui valore si aggirava sui 2 miliardi.
La frode dei “prestiti contro azioni” fu il vizio fondante del nuovo capitalismo russo. Essa consolidò lo strapotere di una oligarchia politico-mafiosa che ha generato il più grande disastro sofferto dalla Russia dopo l’invasione nazista del 1941. Il Pil del Paese si dimezzò in pochi anni. I risparmi di tutta la popolazione evaporarono a causa della svalutazione selvaggia del rublo. Negli anni Novanta la povertà passò dal 2 al 40% della popolazione. L’età media si abbassò di cinque anni a causa del ritorno di malattie scomparse. Per lunghi periodi lo Stato non fu in grado di pagare pensioni e stipendi, mentre nel Paese scorrazzavano bande di delinquenti di ogni risma.
La plutocrazia fiorita sotto Eltsin, tuttavia, non era il capitalismo primitivo che precede quello pulito. Era un sistema di potere senza futuro, che per sopravvivere doveva continuare a rubare e corrompere. Il suo tallone d’Achille era l’assenza di una solida protezione legale.
Il timore di venire espropriati da un governo non amico, che avrebbe potuto dichiarare illegittime le privatizzazioni e le appropriazioni fasulle, e la paura degli oligarchi di essere a loro volta derubati da altri ladri, ebbero due conseguenze. In primo luogo spinsero a portare il malloppo fuori dalla Russia. E fin qui tutto bene, perché oltreconfine c’erano spalancate le grandi fauci delle banche svizzere, inglesi e americane ben liete di riciclare i loro beni.
Ma i problemi nacquero nel momento in cui i mafiosi russi, per garantirsi l’impunità, furono costretti a perpetuare il loro patto scellerato con la politica. Nel 1999 era arrivato al potere un uomo dei servizi segreti, gradito sia a Eltsin che agli stessi oligarchi, e da loro considerato uno dei tanti primi ministri da sostituire, all’occorrenza, dopo un paio di mesi.
Ricordo bene il mio primo incontro, da dirigente Onu, con un Putin appena nominato e preoccupato di essere percepito come una stella filante.
Ma Vladimir Putin aveva una particolarità. Dietro le sue spalle c’erano anche quei pezzi del Kgb che non erano confluiti nel calderone criminale della Russia in via di dissoluzione: pezzi di uno Stato allo sbando diventati marginali, ma ancora in vita, e comunque depositari di un senso della nazione profondamente sentito dai cittadini russi.
Facendo leva su queste zattere alla deriva, e sull’immenso risentimento collettivo contro Eltsin e i boss della mafia, Putin prese rapidamente le distanze dai suoi sostenitori. Dopo pochi mesi di governo, egli fu in grado di mettere gli oligarchi davanti a un’alternativa: il rientro nei ranghi del potere finanziario, senza alcuna pretesa di comando sulla politica, in cambio della rinuncia del governo a recuperare il maltolto delle privatizzazioni e delle frodi, oppure la guerra totale, con rinazionalizzazione dei beni pubblici razziati e con la fine dell’impunità per i crimini commessi dai capibastone (stragi, furti, truffe, estorsioni, evasioni fiscali in abbondanza).
Furono avviati anche gli opportuni contatti con il Programma che ho diretto alle Nazioni Unite, e che aveva appena lanciato un’iniziativa per la confisca, per conto dei governi danneggiati, dei beni di provenienza illecita riciclati nei centri finanziari del pianeta.
Di fronte alla proposta di Putin, il fronte mafioso si spaccò. Alcuni oligarchi l’accettarono. Altri la irrisero, compiendo così il fatale errore di sottovalutare la forza dell’ex colonnello del Kgb, nel frattempo diventato presidente della Federazione russa. Per evitare vari mandati di cattura, Berezovsky si rifugiò nel Regno Unito, da dove inizio a finanziare attività antirusse con il beneplacito dei servizi di sicurezza di Sua Maestà. Khodorkovsky pensò invece di sfidare Putin politicamente, finanziando partiti ostili a quest’ultimo, nella speranza di rovesciarlo.
Andò male a entrambi. Berezovsky finì suicida. Khodorkovsky finì in carcere per l’assassinio di un sindaco che aveva osato imporre alla sua azienda di pagare le tasse, e ne uscì dieci anni dopo.
Nei decenni successivi, Putin ha ricostruito lo Stato e ora sta vincendo, per giunta, una guerra contro l’Occidente che ha ulteriormente accresciuto la sua popolarità. La Russia di oggi resta comunque piena di problemi, ma non deve temere più per la propria sopravvivenza come Stato e come Nazione. E anche Putin, ovviamente, ha difetti e problemi di non poco conto. Ma qui si trattava di rivelare il segreto (di Pulcinella) dei consensi a Vladimir Putin.
view post Posted: 21/3/2024, 09:25 Repressione e dintorni - Varie
https://pennatagliente.wordpress.com/2024/...tari-comunisti/

da Osservatorio




di Antonio Mazzeo

E’ accaduto nei giorni scorsi nel poligono militare di Piazza Armerina (EN) dove il Reggimento siciliano si è “familiarizzato con le tecniche di Crowd and Riot Control (letteralmente controllo antisommossa della folla, nda)”.

“L’attività, strutturata in lezioni teoriche e pratiche, ha consentito al personale delle compagnie del reggimento di acquisire le conoscenze di base relative alle tecniche e alle procedure da adottare in caso di disordini, di situazioni di pericolo e di minaccia per l’ordine pubblico, con lo scopo di potenziare ulteriormente la capacità di intervento antisommossa anche a supporto delle forze dell’ordine, al fianco delle quali l’Esercito spesso lavora, come, ad esempio, l’operazione “Strade Sicure””, spiega lo Stato Maggiore dell’Esercito. “Il modulo addestrativo si è concluso con una esercitazione finale a partiti contrapposti che ha consentito di testare le tecniche acquisite e la capacità di reazione in contesti di “Crowd and Riot Control””.

Ecco ancora una prova, purtroppo, della crescente e pericolosissima presenza delle forze armate sul fronte interno in funzione di controllo dell’ordine pubblico e repressione di ogni forma del dissenso.

Va altresì segnalato come proprio presso il 62° Reggimento fanteria “Sicilia” di Catania sono stati attivati da un paio di anni percorsi PCTO (la famigerata alternanza scuola-lavoro-caserma) per gli studenti siciliani delle scuole secondarie. Gli allievi vengono impiegati nelle “riparazioni di apparati telecomunicazioni e veicoli, nella gestione di magazzini e depositi; nella manutenzione del verde e nella gestione del servizio cucina e distribuzione vitto”. (Fonte: La scuola va alla guerra. Inchiesta sulla militarizzazione dell’istruzione in Italia. Manifestolibri).
view post Posted: 21/3/2024, 09:20 Ucraina, scendono in campo gli Stati Uniti - Esteri

In Ucraina uccisi 33 mercenari italiani. Silenzio da parte del governo


di Federico Rucco


Il ministero della Difesa Russo in un rapporto reso noto dalla agenzia Tass, ha aggiornato la contabilità dei mercenari stranieri che combattono insieme con le truppe di Kiev e che sono rimasti uccisi nel conflitto in Ucraina.

Secondo questo rapporto le forze armate russe hanno ucciso 5 .962 mercenari stranieri sui 13.287 arrivati in Ucraina.

Di questi 90 risultano essere italiani e 33 di essi sono stati uccisi. Ma su questo non si registrano commenti o comunicazioni né da parte del ministero degli Esteri, né degli Interni, né della Difesa. Un silenzio assoluto non troppo dissimile dall’imbarazzo per una notizia decisamente rilevante.



In una tabella che riassume un bilancio aggiornato reso pubblico dall’agenzia russa Tass, le Forze Armate della Federazione Russa avrebbero ucciso 1.497 mercenari polacchi su 2.960, il contingente più numeroso di militari stranieri. Seguono i georgiani con 561 caduti su 1.042, 491 statunitensi su 1.113, 422 dei 1.005 canadesi, 360 degli 822 britannici, 147 dei 356 francesi.

Dalla Romania sono arrivati in Ucraina 784 mercenari. di cui 349 sono rimasti uccisi finora; dalla Croazia 335 arrivati e 152 uccisi, dalla Germania 88 caduti su 235, dalla Colombia 217 morti su 430, mentre dal Brasile ne sono giunti 268, di cui 136 caduti.

Il sito specializzato AnalisiDifesa ritiene che sia “superfluo sottolineare che tali numeri non sono verificabili da fonti neutrali e quasi nessuna nazione occidentale ha fornito informazioni circa i propri ‘volontari’ recatisi a combattere in Ucraina”. Secondo il sito ne hanno riferito sporadicamente fonti in Polonia e Repubblica Ceca, così come nessun dato ufficiale è mai emerso in Occidente circa i caduti tra le fila dei mercenari.

Il tema non è mai stato trattato ufficialmente neppure in Italia, se non a livello giornalistico con rare interviste a qualche volontario.

Tra i paesi africani, il maggior numero di mercenari proviene dalla Nigeria: 97 (47 dei quali uccisi), seguita dall’Algeria (28 morti si 60 arruolati), mentre 25 australiani sono stati uccisi sui 60 giunti in Ucraina, insieme a 6 dei 7 neozelandesi.

L’ultima notizia circolata sulla morte di mercenari stranieri in Ucraina è del 16 gennaio di quest’anno, quando, secondo quel che riportava la Reuters, la Russia aveva dichiarato che un giorno prima le sue forze avevano effettuato un attacco di precisione contro un edificio che ospitava “combattenti stranieri” nella seconda città dell’Ucraina, Kharkiv.

Il ministero della Difesa russo aveva dichiarato che i combattenti erano per lo più mercenari francesi e che l’edificio era stato distrutto, con oltre 60 morti. Che evidentemente non interessano neanche ai paesi di provenienza…

https://contropiano.org/news/politica-news...governo-0170484
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