Comunismo - Scintilla Rossa

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92 anni dalla Rivoluzione di Ottobre, 1917 - 2009
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TM

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Per ricordare la Rivoluzione di Ottobre voglio riportare un mio articolo già postato nella RPS alcuni mesi fa


La nostalgia dell'Aurora



Su un evento storico sul quale in realtà ci sarebbe moltissimo da dire voglio, invece, cercare di spiegare più che altro quale è la mia modestissima opinione sull’argomento.
Anzitutto ciò che mi fa riflettere è immaginare l’Incrociatore Aurora ormai come un gigante a riposo, un museo galleggiante, una delle principali mete turistiche di Leningrado (San Pietroburgo). Ancorato al molo di quella città che ormai sembra osservare con timidezza e distacco.
In un uno dei libri più famosi di Garcia Marquez ho letto una frase che poi ho trascritto in una piccola agendina dove conservo le citazioni che più mi sono piaciute nelle mie letture: “Le cose spesso hanno vita propria, si tratta solo di risvegliargli l’anima”; se per ipotesi riuscissimo a risvegliare l’anima dell’Incrociatore Aurora scopriremmo senza dubbio un velo di nostalgia per un passato da protagonista.
Le sue cannonate contro il Palazzo d’Inverno diedero il via alla Grande rivoluzione d’Ottobre.
La presa del Palazzo d’Inverno è rimasta, come la presa della Bastiglia nel 1789, un simbolo della rottura rivoluzionaria violenta con cui una classe sociale sfruttata prende il potere politico sotto la guida di un gruppo dirigente deciso a tutto. Fu la prima dopo quella francese di centotrent’anni prima a sconvolgere radicalmente i rapporti tra le classi sociali e come scrive Paolo Viola nel volume “Il Novecento” (testo di storia di contemporanea):
“E' un evento storico che comporta una vera e propria svolta che investe l’Europa e che scuote in modo particolare il mondo arretrato delle colonie suscitando il risveglio delle popolazioni assoggettate all’imperialismo europeo, da vita al primo Stato socialista della storia, nonché ad un movimento, quello comunista, di dimensioni planetarie, che diventerà uno dei grandi attori del XX secolo e che nel secondo dopoguerra guiderà la spinta alla decolonizzazione, cogliendo ovunque significative affermazioni (Cina, Cuba, Africa nera, Vietnam).”
E’ in questo contesto che la Rivoluzione d’Ottobre assume un valore universale, al tempo stesso ciò che avviene in Russia è anche la più clamorosa e consapevole rivolta contro la tragedia della Grande guerra, una guerra che aveva messo in ginocchio l’intero paese. Erano soprattutto i contadini, quasi tutti poverissimi, a soffrire per la fame e il freddo e ad appoggiare i progetti rivoluzionari della classe operaia.
Fatto importante è poi che la rivoluzione scoppia in un paese all'80% rurale, al contrario di quanto era stato teorizzato da Marx, non scoppia in un punto alto del capitalismo, ma in una realtà estremamente arretrata, dove l'industria moderna è da poco sorta.
La vittoria del bolscevichi è inimmaginabile senza il rilevante apporto dei contadini, affamati di terra e desiderosi di pace. (Il governo provvisorio infatti si rivelava incapace di far fronte alle esigenze elementari della popolazione, mentre i Soviet, con i loro slogan semplici ed efficaci, mostravano una via d'uscita basandosi sulla cessazione delle ostilità e la divisione delle terre). Come dichiarato al ritorno dall'esilio in Svizzera, nelle Tesi di Aprile del 1917 di Lenin le priorità dovevano essere: terra ai contadini, il potere subito ai consigli di fabbrica e pace immediata.
Naturalmente non si può poi trascurare la figura di Lenin: quindi non sono soltanto le condizioni sociali ed economiche in cui si trovava la Russia durante il terzo anno di guerra favorirono la rivoluzione, ma anche la presenza di Lenin, determinante alla guida del partito, senza il quale i bolscevichi difficilmente avrebbero trovato la forza di cogliere il momento di squilibrio e rottura di cui bisognava approfittare per impadronirsi del potere. E' proprio Antonio Gramsci a cogliere, in un articolo del 1918 ("La rivoluzione contro il capitale") e a percepire subito la novità della strategia leniniana di conquista del potere, che di discosta, in questo senso, dal marxismo.
Il dirigente politico e teorico marxista credeva proprio che fosse necessario forzare i tempi della storia istaurando immediatamente "la dittatura del proletariato": un'intuizione che si rivelerà azzeccata, visto l'esito della rivoluzione!


http://comunismo.forumfree.net/?t=39918810

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iv korpus sloveno-brigata garibaldi "natisone"

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 28/12/2009, 01:53


92° ANNIVERSARIO DELLA GRANDE RIVOLUZIONE D’OTTOBRE



"Noi vogliamo trasformare il mondo. Vogliamo mettere fine alla guerra imperialista mondiale, nella quale sono coinvolte centinaia di milioni di uomini […] ed alla quale non si potrà mettere fine con una pace davvero democratica senza la più grandiosa rivoluzione che la storia dell'umanità conosce: la rivoluzione proletaria." (V.I. Lenin, aprile 1917).



La Grande Rivoluzione d’Ottobre risvegliò l'entusiasmo e la speranza tra i proletari ed i lavoratori del mondo, e suscitò anche uno smisurato odio delle classi capitaliste, della reazione, contro il partito bolscevico ed i suoi prestigiosi dirigenti. Fu una rivoluzione senza precedenti nella storia dell'umanità, una rivoluzione che "sconvolse il mondo”.

In Russia, la rivoluzione portò a termine la creazione non solo di uno Stato e di un governo differenti, ma anche di un'autentica civiltà, una forma di vita superiore (la socializzazione e collettivizzazione), un'organizzazione nazionale basata sull'uguaglianza e la libertà dei popoli, ed una fioritura culturale e scientifica che sbalordì il mondo.

L'URSS fu per decenni un fattore decisivo nella storia umana; riuscì a consolidare una ferra unità popolare che le permise di superare con successo le dure prove che dovette affrontare: la guerra civile, l'intervento imperialista, la collettivizzazione e l’industrializzazione, la guerra di sterminio e d’invasione perpetrata dalle orde hitleriane istigate dalle cosiddette democrazie occidentali; la spettacolare ricostruzione del paese nel dopoguerra, ecc.

Tra le molte esperienze e lezioni che ci offre la Rivoluzione d’Ottobre, dell'attività del primo Stato socialista della Storia, c’è la messa in pratica dell'internazionalismo proletario, sintetizzato nella famosa e risoluta parola d’ordine formulata nel Manifesto del Partito Comunista: "Proletari di tutti i paesi, unitevi!". Internazionalismo attivo, non parola vuota come quella dei socialdemocratici e di altri. Il Potere sovietico l'applicò in Russia in forma chiara e convincente, fece dell'impero zarista un'unione di Repubbliche con l'adesione volontaria dei popoli delle sue numerose nazionalità.

La stessa URSS ricevette quell’Internazionalismo nella sua lotta contro la coalizione imperialista, collegata coi kerenskisti, che nei primi mesi della Rivoluzione pretesero di soffocarla scatenando una crudele guerra civile. I marinai della flotta francese del Mar Nero che, sotto la guida del comunista Marty, si rifiutarono di attaccare l'URSS, sono una dimostrazione di tale internazionalismo il quale, come indica il suo nome unito alla parola proletario, deve regolare le relazioni tra i partiti fratelli, su un piano di uguaglianza, tenendo in conto lo sviluppo ineguale, tanto nelle questioni organizzative che in quelle politiche.

L'internazionalismo ha non solo manifestazioni congiunturali più o meno grandiose, come furono per esempio le Brigate Internazionali nella lotta contro il nazifascismo in Spagna, ma deve anche avere forme organizzative. Così lo intesero Marx, Engels, Lenin, Stalin e tutti i grandi rivoluzionari. A seguito alla Rivoluzione di Ottobre, Lenin ed i bolscevici organizzarono la III Internazionale, nella quale, tra le altre responsabilità, si stabilì la formazione di partiti bolscevichi, marxisti-leninisti diremmo oggi, in tutti i paesi. Questo è pure oggi un compito posto e che deve essere realizzato. La Conferenza Internazionale di Partiti ed Organizzazioni Marxisti-Leninisti, CIPOML, è un'espressione di questa necessità, ma è ancora lontana dall’essere una nuova Internazionale. L'internazionalismo proletario che difesero con ardore Lenin, Stalin, Dimitrov, ecc., è la solidarietà internazionale dei proletari del mondo e, proprio come fecero i bolscevichi, deve essere uno dei principi e delle componenti dei veri partiti marxisti-leninisti.

Allo stesso modo, seguendo l'esempio dei grandi dirigenti della costruzione del socialismo nell'URSS, affermiamo che la violenza rivoluzionaria è imprescindibile per abbattere la borghesia e le altre forze capitalistiche che agiscono contro il proletariato ed i popoli dal mondo. La violenza rivoluzionaria, a partire da una certa fase della lotta di classe, è inerente a questa. La violenza rivoluzionaria, la cui espressione più alta è la dittatura del proletariato, "l'organizzazione dell'avanguardia degli oppressi in classe dominante per schiacciare gli oppressori", è uno dei principi più denigrati dai socialdemocratici, dai revisionisti e dagli altri opportunisti. Krusciov, nell'infame XX Congresso, lanciò tutta una serie di calunnie ed attacchi contro Stalin, contro la violenza rivoluzionaria e la dittatura del proletariato. Stalin, il grande continuatore dell'opera di Lenin, portò a termine una ferrea lotta per l'applicazione di questo principio che si manterrà nella mente di tutti i comunisti. Noi difendiamo l'opera di Stalin e diciamo con Lenin:

“Marxista è soltanto colui che estende il riconoscimento della lotta delle classi sino al riconoscimento della dittatura del proletariato. In questo consiste la differenza più profonda tra il marxista e il banale piccolo-borghese (e anche il grande).”

Nel corso delle grandi realizzazioni del Potere Sovietico, delle sue vicissitudini e problematiche, venne fuori il colossale tradimento di Krusciov e dei suoi seguaci che, minando le fondamenta dello Stato socialista nell'URSS, scatenarono l'entusiasmo della borghesia e dei reazionari del mondo, tra i quali si dovrebbero includere i revisionisti moderni che, sia pur con differenti forme e manifestazioni, fanno parte dello stesso blocco opportunista ed antimarxista-leninista. La reazione profetizzò la fine delle idee comuniste, del ruolo decisivo del proletariato, della classe operaia, e pertanto, l'inutilità dei partiti comunisti.

I partiti ed organizzazioni membri della CIPOML sostengono ed affermano che il partito comunista è il motore indispensabile che dà coscienza, organizza e dirige al proletariato, come forza principale in alleanza coi contadini poveri, dove ci sono, e le classi popolari, nella sua lotta rivoluzionaria. Lo sviluppo dell'imperialismo, i grandi progressi nella tecnologia, le scoperte di ogni tipo che si sono verificate, non hanno annullato, né potevano farlo, la lotta di classe. Tutte le realizzazioni dell’epopea dell’Ottobre, diretta da Lenin e Stalin, continuano ad essere di attualità; la lotta di classe continua ad essere il motore della Storia, ed il partito comunista il principale propulsore, incaricato di far comprendere l'affermazione di Marx:

"Gli uomini non possono liberarsi che per la loro stessa azione, non per il capriccio di un mecenate o per la volontà di un dittatore illuminato."

La tesi sull'anello debole, cioè quello in cui le contraddizioni fondamentali sono più acutizzate, particolarmente quella che oppone il proletariato alla borghesia, è anch’essa di attualità e deve essere tenuta in conto tatticamente nella lotta internazionale dei comunisti. Tuttavia la rottura della catena imperialista nell’anello debole o negli anelli deboli, che produce il rovesciamento del capitalismo e l'instaurazione del socialismo, sarà possibile solo se la lotta è condotta da un autentico partito comunista, come ha dimostrato la Rivoluzione del 1917. La Russia era un anello debole del sistema capitalista, ma non era l'unico. Fu il partito comunista, sicuramente diretto, ad essere alla testa delle masse di operai, contadini e soldati, quelli che fecero saltare in pezzi quell'anello, quelli che conquistarono il Palazzo d’Inverno e presero tutto il Potere per i soviet: questa è un'altra delle grandi lezioni ed esperienze di quell'eroica impresa che si manterrà negli annali della rivoluzione orientandoci e stimolandoci.

Si può affermare che senza un partito marxista-leninista, temprato nella lotta e con una solida ideologia, con fermezza ed audacia organizzativa e dirigenti sperimentati che sappiano vedere più lontano ed avvantaggiarsi in occasione degli avvenimenti, senza questo Partito le masse popolari potranno ottenere successi momentanei, vittorie parziali, ma non potranno mai portare a termine la rivoluzione nel suo senso più profondo, poichè "solo un Partito diretto da una teoria di avanguardia può assolvere il compito di combattente di avanguardia."

Nel ricordare il 90° Anniversario della Gran Rivoluzione di Ottobre, diretta da Lenin, Stalin ed altri importanti dirigenti bolscevichi, la Conferenza Internazionale di Partiti ed Organizzazioni Marxisti-Leninisti, sottolinea ed enfatizza l'attualità e la validità del marxismo-leninismo per la classe operaia ed i popoli del mondo, di fronte alla schiera delle teorie pseudo marxiste, come l'anarchismo, la socialdemocrazia, l’eurocomunismo, il trotskismo, l’utopismo, ecc., fino a quelle che attualmente tentano di penetrare nella classe operaia e nei settori progressisti. Molte di queste teorie, aizzate dalla borghesia e dal suo esercito di intellettuali "critici", non sono altro che rattoppi di vecchie idee, mascherate da nuove, che sempre, in ogni momento, finiscono per fare il gioco della reazione; sono questi nuovi filosofi che non scoprono niente di nuovo, teoretici che teorizzano e disprezzano ed ignorano la forza dell'azione, della pratica; la loro analisi non serve per trarre conclusioni, ma teorizzano per spiegare conclusioni prestabilite. Sono quelli che affermano che il marxismo è sorpassato, che il leninismo si oppone al marxismo e che tirano fuori delle manica teorie che vanno "oltre il Capitale". Per noi il marxismo, sviluppato dagli enormi e geniali apporti di Lenin (il marxismo-leninismo), non solo è attuale, ma dalla sua corretta applicazione dipende il progresso delle forze proletarie, rivoluzionarie, il suo radicamento tra le masse popolari, l'impulso della lotta vitale per sconfiggere e sradicare il capitalismo, per aprire la via alla costruzione del socialismo. Accogliamo la già classica formula:

"Il marxismo-leninismo è la scienza relativa alle leggi della natura e della società, la scienza della rivoluzione delle masse oppresse e sfruttate […] È l'ideologia della classe operaia e del suo partito comunista."

È una scienza viva, in movimento; non è e non sarà mai, nelle mani dei comunisti, un catechismo, un dogma, bensì una guida per l'azione e l'analisi dialettica. Come evidenziava Lenin: "Senza teoria rivoluzionaria, non vi può essere movimento rivoluzionario." In conclusione, facciamo nostre le parole di Lenin:

"Al proletariato russo è spettato il grande onore di cominciare, ma non bisogna dimenticare che il suo movimento e la sua rivoluzione sono solamente una parte del movimento proletario rivoluzionario mondiale."

VIVA LA GRANDE RIVOLUZIONE D’OTTOBRE!

VIVA IL MARXISMO-LENINISMO!

VIVA L'INTERNAZIONALISMO PROLETARIO!

MARESCIALLO DELLA REPUBBLICA POPOLARE SOVIETICA
hugo chavez -presidente della repubblica bolivarana del venezuela
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TARTAGLIA EROE NAZIONALE "p-2: colpito affondato" Ricorda per sempre il 13 Dicembre,il giorno della congiura della statuetta contro Silvio
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« Simón Bolívar, padre della nostra Patria e guida della nostra Rivoluzione, giurò di non dare riposo alle sue braccia, né dare riposo alla sua anima, fino a vedere l'America libera. Noi non daremo riposo alle nostre braccia, né riposo alla nostra anima fino a quando non sarà salva l'umanità »
(Hugo Chávez)
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Zvjela Jugoslavija
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« Chi combatte per la libertà non può essere chiamato terrorista »



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Rintuzziamo la violenza
del fascismo mercenario
tutti uniti sul calvario
dell'umana redenzione.

Questa eterna giovinezza
si rinnova nella fede
per un popolo che chiede
uguaglianza e libertà.

Siam del popolo gli arditi
contadini ed operai
non c'è sbirro non c'è fascio
che ci possa piegar mai.

E con le camicie nere
un sol fascio noi faremo
sulla piazza del paese
un bel fuoco accenderemo.

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STATO E PADRONI FATE ATTENZIONE NASCE IL PARTITO DELL'INSURREZIONE POTERE OPERAIO E RIVOLUZIONE BANDIERA ROSSA E COMUNISMO SARA

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view post Posted on 7/11/2009, 18:04Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 28/12/2009, 00:33


Dovresti citare sempre la fonte, per cortesia.

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“Senza teoria rivoluzionaria, non vi è movimento rivoluzionario. Non si insiste mai abbastanza su questa verità in un periodo in cui l’entusiasmo per le forme più meschine dell’azione pratica s’accoppia alla propaganda alla moda dell’opportunismo”.LENIN

B. Brecht “ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi, ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi, però ci sono quelli che lottano tutta una vita: essi sono gli indispensabili”
 
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Perché ricordiamo la Rivoluzione d’Ottobre

di Alexander Höbel

su L'ERNESTO del 06/11/2009


A 92 anni dalla Rivoluzione d’Ottobre, qualcuno potrebbe chiedersi (e chiederci) perché celebriamo ancora quell’evento. A parte il fatto che anche date come il 14 luglio 1789 continuano a essere giustamente ricordate e celebrate, il punto centrale è un altro; e cioè che continuiamo a pensare che quell’evento abbia cambiato la storia del mondo, e che i suoi insegnamenti – e in generale la lezione del leninismo – siano tuttora fondamentali.

Tanto per cominciare, non si ricorderà mai abbastanza il fatto che quella Rivoluzione nacque in opposizione al massacro della guerra imperialista – la I Guerra mondiale – che stava devastando il mondo, trasformò l’ennesimo macello prodotto dalle logiche del capitale in un’occasione di trasformazione sociale, e costituì la leva essenziale della dissociazione della Russia – ormai Russia dei soviet – da quella “inutile strage”, giungendo a una pace giusta e senza annessioni (anzi, con la perdita di rilevanti pezzi di territorio), con un gesto che valeva molto di più delle vuote invocazioni pacifiste di tante forze democratiche e socialiste, cui poi non corrispondevano scelte conseguenti. Gli altri decreti varati all’indomani della Rivoluzione – quelli sulla terra ai contadini, la nazionalizzazione dei grandi impianti, il potere dei soviet, il rispetto delle nazionalità e il criterio della libera adesione al nuovo Stato – costituirono le prime realizzazioni di quegli obiettivi che i bolscevichi avevano proclamato prima della presa del potere: anche in questo caso, una coerenza tra il dire e il fare, che accrebbe grandemente il consenso popolare.

In secondo luogo, la soluzione rivoluzionaria di quel conflitto consentì di porre all’ordine del giorno – e di rendere per la prima volta concreto, dopo il generoso tentativo della Comune di Parigi – l’obiettivo della costruzione di un sistema economico e sociale diverso, di un sistema socialista. Ciò implicava un primo tentativo di dar vita a un’economia non più regolata dalla legge del profitto e dalle stesse regole del mercato, che pure avevano una storia secolare, realizzando un’organizzazione economica e produttiva il cui criterio essenziale fosse quello del benessere collettivo anziché dell’arricchimento individuale, e al fondo quello del prevalere del valore d’uso di risorse e merci, anziché del loro valore di scambio, che in regime capitalistico porta alla “mercificazione di ogni cosa”, compresi ormai l’acqua, i semi da cui nascono i frutti, il corpo e il DNA. Questa trasformazione costituiva un’impresa enorme, di portata storica, che i bolscevichi dovettero affrontare senza poter contare, come speravano, nella contemporanea trasformazione socialista dei paesi europei più sviluppati (che avrebbe posto su basi strutturali più solide il processo di transizione al socialismo), in un paese arretrato, devastato dalla guerra e poi dalla guerra civile, invaso e poi accerchiato da eserciti stranieri; un paese in cui la grande maggioranza della popolazione era analfabeta e viveva e lavorava nelle zone rurali. In un paese del genere, e con strumenti di calcolo rozzi, lontani anni luce dai moderni computer e calcolatori, si sarebbe dovuta avviare un’economia pianificata, che consentisse una modernizzazione equa, uno sviluppo economico ma al tempo stesso sociale e civile – e l’esempio dei paesi capitalistici ci mostra come raramente questi elementi procedano assieme; e quello sviluppo ci sarà, sebbene con contraddizioni drammatiche, errori e costi umani pesanti.

Infine, quel nuovo sistema produttivo poneva il problema del superamento del lavoro alienato, non solo nel senso dell’espropriazione del lavoratore dal prodotto che ha realizzato, ma anche nel senso della scissione tra lavoro manuale e intellettuale, tra funzioni direttive ed esecutive; il tutto contando, nella migliore delle ipotesi, ossia nelle punte più avanzate delle città industriali, sulla catena di montaggio taylorista, uno strumento di produzione rigido che, come è stato rilevato, ben difficilmente poteva costituire la base di una liberazione del lavoro. E tuttavia anche qui si tentò, lasciando maggiore spazio al ruolo creativo e alle innovazioni dei lavoratori, a una loro funzione anche direttiva, e poi, in anni di maggiore sviluppo e benessere, allentando i ritmi di fabbrica in misura tale che la competizione economica internazionale intanto avviata coi paesi capitalistici non avrebbe perdonato.

Il tema della liberazione del lavoro rientra peraltro in un problema più generale, quello del superamento della scissione tra dirigenti e diretti, governanti e governati, e dunque al tema della democrazia – intesa etimologicamente come potere del popolo –, del potere e dei suoi meccanismi. Anche qui l’Ottobre è essenziale per il tentativo di superare la democrazia come delega, di andare al di là di una democrazia meramente rappresentativa e formale, per affermare un modello di democrazia diretta, sostanziale, basata sulla partecipazione costante dei lavoratori, su un loro effettivo potere di controllo e gestione, su funzioni di delega ben delimitate: il contrario, insomma, di quella delega in bianco, professionalizzazione della politica e quindi crisi della partecipazione e della stessa democrazia, che viviamo oggi nei paesi capitalistici; e invece qualcosa di simile a quello che si cerca di realizzare in esperienze come quelle del Venezuela bolivariano e di Cuba, e soprattutto punti essenziali della riflessione di Lenin, da Stato e rivoluzione agli ultimi scritti sull’“ispezione operaia e contadina” e sulla necessità di difendere e sviluppare questo modello, scongiurando il riproporsi dei vecchi sistemi.

Come si vede, sono tutti obiettivi di portata storica, che alludono a un vero e proprio salto di civiltà e a un processo anch’esso storico, come peraltro preconizzavano Marx ed Engels. La Rivoluzione d’Ottobre e l’esperienza complessa e articolata che ne seguì semplicemente non potevano risolvere da sole questi problemi, vincere da sole e in 74 anni queste sfide. E tuttavia esse hanno costituito un primo, gigantesco passo in questa direzione, hanno consentito l’ingresso nella storia – stavolta da protagonisti – dei popoli coloniali e dei paesi periferici e semiperiferici del sistema, avviando quello smantellamento del modello coloniale che sarebbe proseguito nel secondo dopoguerra; hanno costituito un input essenziale per l’affermarsi dei diritti sociali nell’agenda politica mondiale, favorendo con la loro stessa esistenza la costruzione di sistemi di Welfare anche in Occidente.

Ma soprattutto i problemi e gli obiettivi che quella Rivoluzione poneva sono oggi ancora più attuali di ieri: sono più necessari, poiché solo un sistema economico che sostituisca all’anarchia del mercato e alla produzione illimitata di merci la pianificazione razionale delle risorse e il loro uso sociale potrà salvare il Pianeta dalla crisi alimentare, dalla tragedia della fame e della sete, dalla catastrofe ecologica, dalle guerre per le risorse; e sono maggiormente possibili, perché lo sviluppo delle forze produttive, delle tecnologie informatiche, dei mezzi di comunicazione e degli strumenti di calcolo, e infine il passaggio stesso a un sistema produttivo più flessibile, pongono basi enormemente più avanzate per un’economia socialista. Dunque per chi come noi, marxisti e comunisti, crede nella storia e nelle sue possibilità, l’Ottobre è un esempio ancora vivo; è una tappa essenziale di quello che Domenico Losurdo definisce il lungo “processo di apprendimento” delle classi e dei popoli oppressi per emanciparsi e prendere nelle proprie mani la loro vita, scalzando le vecchie classi dirigenti e superando la vecchia società. Per questo nel nostro calendario il 7 Novembre sarà sempre segnato in rosso.


"Prendete le leggi fondamentali degli Stati moderni, i loro apparati governativi, prendete la libertà di riunione o di stampa, la «eguaglianza dei cittadini davanti alla legge», e troverete ad ogni passo l'ipocrisia della democrazia borghese, ben nota ad ogni operaio onesto e cosciente."
Lenin - "La Rivoluzione Proletaria e il rinnegato Kautsky"

"Una cosa è certa: non abbiamo alcuna esperienza storica di paesi in cui i trotskisti abbiano conquistato il potere o sia siano avvicinati a tale obiettivo: è solo un caso?"
Domenico Losurdo


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3 replies since 7/11/2009, 12:00
 
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