La verità sulla carestia in Ucraina del 1932-1933
di Artur Ryabchenko
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Un'autorevole conferma
Una terribile carestia investì l'Ucraina socialista nel 1932-1933. Stalin, il Partito e il governo sovietici fecero di tutto per debellarla. Gli anticomunisti ucraini e degli altri paesi ne attribuirono le colpe personalmente a Stalin e al socialismo.
A distanza di tanti anni ancora adesso gli imperialisti e i loro servi rimasticano tali accuse. Il 29 novembre dell'anno scorso il parlamento ucraino, per iniziativa del filoUsa Viktor Yushchenko, presidente dell'Ucraina, ha approvato una legge "Sulla carestia in Ucraina del 1932-1933" attribuendone la responsabilità a Stalin.
"La Repubblica", il quotidiano ufficioso del governo Prodi, il giorno dopo ne ha dato ampio e compiaciuto risalto, nel silenzio accondiscendente dei partiti falsi comunisti, come il PRC e il PdCI.
Abbiamo chiesto al Partito marxista-leninista dell'Ucraina di spiegare ai lettori de "Il Bolscevico" come sono andate effettivamente le cose. Qui di seguito pubblichiamo la sua risposta, scritta dal compagno Artur Ryabchenko.
Noi già sapevamo che la causa principale della carestia stava nel sabotaggio dei Kulaki, i ricchi agricoltori, dei reazionari e dei trotzkisti ucraini nei confronti della collettivizzazione agricola. Vi influirono anche la siccità e l'epidemia del tifo, nonché errori "ultrasinistri" nell'applicare la giusta linea di Stalin sulla collettivizzazione.
Non è quindi affatto vero che la carestia fu causata artatamente da Stalin per sterminare il popolo ucraino accusato di opporsi alla collettivizzazione agricola. Una menzogna inventata dai nazisti hitleriani per preparare la loro aggressione all'Ucraina. Questa calunnia ora è diventata "verità" nella suddetta legge. E chi la nega, pagherà una sanzione.
L'articolo dei compagni ucraini, che ringraziamo sentitamente per la fraterna collaborazione, costituisce un'autorevole conferma delle nostre opinioni, ristabilisce la verità su uno dei maggiori avvenimenti storici su cui ci speculano da sempre gli anticomunisti, i revisionisti e i fascisti e smaschera in pieno i nuovi governanti borghesi ucraini complici dell'imperialismo mondiale nel loro odio contro Stalin e il socialismo.
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Portando la situazione economica fin quasi al crollo totale di tutti i rami dell'industria e aumentando fortemente le tariffe dei servizi comunali per le larghe masse della classe operaia, i capitalisti dominanti in Ucraina hanno deciso di distrarre l'attenzione dei lavoratori utilizzando una nuova campagna isterica contro Stalin.
Il 29 novembre la Verkhovna Rada dell'Ucraina (il parlamento) per iniziativa del presidente filoUsa dell'Ucraina, Viktor Yushchenko, e sotto forte pressione del presidente della Camera, il falso socialista Olexandr Moroz, ha approvato la legge ucraina "Sulla carestia del 1932-1933 in Ucraina". E di nuovo i servi dell'imperialismo hanno indirizzato il colpo principale contro il compagno Giuseppe Stalin e i suoi tempi, accusandolo niente meno di aver intenzionalmente deciso di affamare le masse (il cosiddetto "golodomor") nel 1932-1933 in Ucraina. I servi dell'imperialismo hanno usato ancora una volta le falsità ben note fin dal 1941 circa i "milioni di vittime per fame in Ucraina". Tuttavia, considerando che gli sforzi di Goebbels di usare delle falsità contro Stalin ebbero davvero poca efficacia, i miseri tentativi degli attuali governanti ucraini sono destinati tutti al fallimento.
Il Partito marxista-leninista dell'Ucraina (MLPU) ritiene che la carestia vi fu davvero. Ma possono esserne considerati responsabili il compagno Stalin e il Partito comunista dei bolscevichi di tutta l'Unione? Su questo gli scendiletto nostrani della destra dovrebbero tacere! La collettivizzazione nei villaggi incontrò la resistenza organizzata e massiccia da parte dei kulaki e di numerosi elementi trotzkisti che cooperarono con i kulaki allo scopo di realizzare il loro piano strategico di destabilizzare l'Unione Sovietica.
La collettivizzazione comportò indubbiamente la fine dei kulaki. Era scritto nei giornali; ed era chiaro ad ognuno, inclusi i kulaki e gli elementi trotzkisti esistenti nel Partito e nel Paese. Perciò essi lottarono con ogni mezzo a disposizione. Nascosero il grano e macellarono il bestiame. Essendo economicamente il ceto dominante nelle campagne, i kulaki diffusero il loro modo di pensare e la loro psicologia tra i contadini. Nel 1931 solamente il 60% dei contadini era riunito nelle fattorie collettive. Molti kulaki vennero inviati in Siberia dal potere sovietico. Molti elementi trotzkisti vennero espulsi dal Partito. Ma molti di coloro che avevano un certo potere rimasero ancora al loro posto. Inoltre, proprio alcuni di loro decisero chi doveva essere inviato in Siberia. Essi cercarono di mandare in Siberia non dei veri kulaki, ma in prevalenza dei contadini medi, per la maggior parte è a causa di questi abusi che gli attuali paladini dei kulaki stanno facendo tanto chiasso.
Per di più, la situazione internazionale non era affatto ottimale. Finita una guerra, un'altra sarebbe presto cominciata. L'URSS era pressoché assediata, una situazione che si attenuò appena a seguito della cosiddetta grande depressione che colpì l'Occidente. Noi saremmo stati distrutti se l'agricoltura patriarcale non fosse stata sostituita dall'industria moderna.
La maggioranza dei critici della politica di Stalin di collettivizzazione accelerata, allo scopo di contrastare una situazione in cui la fame stava prendendo campo, va dicendo che non era necessario affrettare la collettivizzazione. Ma essi trascurano il fatto che restavano meno di dieci anni all'inizio della guerra. L'URSS non poteva lottare contro il fascismo con le armi dei tempi della guerra civile, senza tecniche militari moderne. Ma era impossibile avere tali tecniche senza l'industria moderna. Al tempo stesso non c'era altra fonte di risorse per l'industria che la vendita di prodotti agricoli. Per questa ragione era necessario aumentare tale produzione. E non c'era altro modo per aumentarla che trasformarla in industria moderna, cosa impossibile senza strumenti tecnici. Questo era il cerchio magico; e se tale cerchio non fosse stato risolutamente spezzato prima del 1930, non si sa se il potere sovietico sarebbe sopravvissuto fino all'inizio della guerra.
Trattando delle ragioni profonde, politico-economiche della carestia del 1932-1933, si può dire che essa era la conseguenza del protrarsi della NEP, della sua tardiva e non abbastanza risoluta cessazione, della mancanza di coerenza nell'avanzare verso forme di economia collettiva, dei tentativi di "combinare" metodi comunisti e di mercato nella gestione dell'agricoltura. Di fronte al pericolo reale della carestia, il compagno Stalin e la leadership sovietica fecero tutto il possibile e l'impossibile per prevenirla.
Ecco dei brani di telegrammi ufficiali di quel tempo, spediti dal compagno Stalin:
Dal telegramma di Stalin a Kaganovich e Molotov, 24 luglio 1932:
"La nostra direttiva sull'esecuzione incondizionata del piano statale di approvvigionamento di grano è del tutto corretta. Ma tenete presente che dovremo fare un'eccezione per le regioni più sofferenti dell'Ucraina. Ciò è necessario non solo dal punto di vista dell'equità, ma anche a causa della posizione particolare dell'Ucraina, al confine con la Polonia, ecc".
Dal telegramma di Stalin e Molotov a Kaganovich, 16 agosto 1932:
"A causa della difficile situazione in Ucraina riteniamo che sia assolutamente necessario usare l'esercito sia per il raccolto che per la sarchiatura".
Dal telegramma di Stalin a Kaganovich, 19 agosto 1932:
"Come risulta chiaro dai documenti, non solo gli ucraini parleranno dei piani di diminuzione dell'approvvigionamento statale di grano durante la riunione del Comitato Centrale, ma lo faranno anche i caucasici settentrionali, del medio Volga, della Siberia occidentale, del Kazakhstan e della Bashkiria. Il mio consiglio è di soddisfare per il momento solo gli ucraini, riducendo per loro il piano a 30 milioni; e solo come ultima scelta a 35-40 milioni". Fate bene attenzione! È veramente importante. Il fatto è che nel 1932 pressoché tutti, russi, ucraini, bashkiri, kazakhi, ecc., chiesero di ridurre i piani; ma Stalin diminuì i piani solo per gli ucraini.
Nel suo famoso articolo, pubblicato il 2 marzo 1930, "Vertigini da successi", Stalin dichiarò che il movimento colcosiano doveva essere volontario, ciò non era affatto chiaro a numerosi funzionari nelle varie regioni. Ma Stalin modificò la situazione e la carestia del 1932-1933 non ebbe un'influenza significativa riguardo al progredire dell'URSS verso il socialismo. Inoltre, dopo aver preso il grano con una mano, i bolscevichi lo restituirono in misura assai superiore con l'altra: fin dal 25 febbraio 1933 il Consiglio dei Commissari del Popolo (Sovnarkom) dell'URSS e il Comitato Centrale del Partito bolscevico distribuirono in prestito all'Ucraina cibo, frumento e foraggio per un ammontare di 35.190.000 pood (1 pood=16 kg) di grano attingendo alle riserve accantonate e di emergenza. In generale, la popolazione ucraina ricevette non meno di 41.480.000 pood di frumento e 40.291 pood di farina; inoltre venne distribuito anche cibo per 1 milione di pood, una quantità considerevole di cereali e di derrate conservate, di zucchero e di alimenti in scatola.
Tutte le prossime campagne contro Stalin sono destinate al fallimento. Il Partito marxista-leninista dell'Ucraina chiama la classe operaia a respingere risolutamente tutti i tentativi di spargere calunnie contro il compagno Stalin e l'esperienza dell'edificazione sovietica.
Lettera 267 di Charles Alphand, ambasciatore a Mosca, a Paul Boncour, Mosca, 13 settembre 1933, 152-5, 7p.
(Archivi del Ministero degli Affari Esteri, in due faldoni: Europa - URSS 1918-1940, vol. 1036, 3 agosto 1932 – 18 gennaio 1940 e SDN, 1917-1940, sottoserie IX, dossiers geografici, vol. 2266, Ucraina, gennaio 1920 – settembre 1937)
«Viaggio in Ucraina. La carestia»
«Invitato ufficialmente dal governo sovietico a partecipare al viaggio» di Herriot a Sud dell’URSS , « sei giorni in Ucraina e nel nord del Caucaso […].
Questo viaggio fu, bisogna dirlo prima di tutto, l’occasione di lusinghiere manifestazioni nei confronti della Francia. In tutte le città che abbiamo attraversato siamo stati attorniati con simpatia da una folla e dappertutto ci hanno accolto entusiasmi unanimi senza che noi pensassimo (sic) di riscontrare una nota discordante Le persone che ci accompagnavano hanno fatto notare che mai personalità straniere erano state accolte in questo modo in questo paese in cui la dittatura, di norma, non vede di buon occhio le manifestazioni popolari. (1)Il solo fatto che si siano permesse o perfino provocate, svela l’ ansia dei governanti di far notare il loro desiderio di riavvicinamento alla Francia.
Oltre che i musei e i monumenti, abbiamo visitato il maggior numero possibile di fabbriche e aziende agricole.La Dnieprostroï suscita una profonda impressione . Vicino alla diga, la centrale idroelettrica più importante d’Europa, su quella che quattro anni fa era una steppa, oggi sorge una città di 150.000 abitanti, di cui 40.000 operai. Le fabbriche che comprendono i diversi rami della metallurgia devono essere capaci di fornire in ghisa, in alluminio e in acciaio speciale le diverse industrie della Russia Europea. Ma ad eccezione dell’alluminio che funziona a 1/6 del piano previsto, le officine devono essere ancora equipaggiate e, secondo i tecnici che ho potuto avvicinare, raggiungeranno il loro pieno rendimento tra tre o quattro anni. Abbiamo invece potuto visitare le fabbriche in funzione, se non completa, almeno abbastanza importante, che si tratti della fabbrica di panificazione a Kiev, di turbine e trattori a Kharkov, delle macchine agricole in particolare falciatrici – battitrici (combinate) a Rostov sul Don , o di cuscinetti e motori a Mosca. Mettendo insieme queste osservazioni con le informazioni già fornite al Dipartimento sulle industrie incredibili degli Urali (Magnitogorsk e Kuznietsk), sui progetti idroelettrici del Volga e della Siberia, sulle industrie di Gorkji e di Leningrado, ci si rende conto dell’enorme sforzo del Governo dei soviet. Data la particolare situazione dell’URSS, il solo paese al mondo che stia progredendo, questo sviluppo non può nuocere alle industrie (2) europee se non chiudendo loro il mercato russo, perché le possibilità di assorbimento di questo mercato sono talmente grandi che passeranno 50 o anche 100 anni prima che i Soviet possano raggiungere un livello di prosperità tale che li obblighi a scaricare all’estero un surplus di produzione che essi stessi non saranno in grado di assorbire.Un problema grave rimane da risolvere per i Soviet, quello dei trasporti, sia per il rifornimento della popolazione che per quello delle fabbriche in materia prima o prodotti semilavorati. La rete ferroviaria e stradale si rivelerà presto insufficiente, tutte le strade sono da fare. È su questa strada – cfr mia lettera di oggi per la sotto direzione relazioni commerciali - che si può pensare ad una collaborazione franco – sovietica.
Al di là della questione industriale, si diffonde un’impressione di un viaggio in URSS, quella di uno sforzo nella costruzione di alloggi per una popolazione il cui numero in dieci anni aumenta del numero della popolazione della Francia. Sia a Mosca che a Leningrado a vista d’occhio si erigono grandi case operaie quasi in tutte le strade, ma il maggior successo dal punto di vista urbanistico è a Kharkov dove, in quattro anni ,è stata edificata accanto a quella vecchia un’intera città di evidente aspetto americano. Infine una delle parti più importanti del nostro giro è stata la visita delle organizzazioni sovietiche in Ucraina e nel nord del Caucaso, il centro stesso dei territori in cui, secondo le recenti campagne di stampa, imperava una carestia paragonabile a quella del 1922.
Mi avevano detto:« Vedrete che all’ ultimo momento (3) questa parte del viaggio sarà soppressa; non vi porteranno in quell’inferno di miseria.»Per farci incontrare a Mosca Molotov, che partiva in ferie, hanno soppresso dal programma il viaggio in Crimea, che aveva un carattere più particolarmente turistico; il viaggio in Ucraina si è svolto normalmente. Abbiamo attraversato da parte a parte, nei due sensi in treno, questo immenso campo di cereali dalle colture ininterrotte a perdita d’occhio, con un humus così consistente che è inutile il concime. A sessanta, settanta chilometri dalle città abbiamo visitato Kolkhoz e sovkhoz, e ne torniamo con una netta impressione della falsità delle notizie diffuse dalla stampa e la convinzione cui già accennavo nella mia corrispondenza di una campagna ispirata dalla Germania e dai russi bianchi desiderosi di opporsi al riavvicinamento franco-sovietico.
Prima di percorrere questo paese, ho potuto io stesso diventare l’eco di queste dicerie propagandate dai nemici del regime, ho oggi la certezza della loro esagerazione.
Senza dubbio, ci diranno, gli slavi , dopo Potemkin , hanno il meraviglioso senso della messa in scena, non vi hanno mostrato che ciò che volevano che vedeste, nel giro di una settimana, non parlando il russo, come potevate rendervi conto dello stato di una contrada di così vaste dimensioni? Noi, tuttavia, abbiamo guardato attraverso i finestrini durante questo tragitto di più di tremila chilometri, non hanno potuto truccare l’intera popolazione che ci è parsa in migliori condizioni rispetto a quella delle grandi città da cui provenivamo. La nostra auto ha rischiato di mettere sotto galline di più di quattro mesi; abbiamo scorto la distesa di quei campi che hanno appena dato un raccolto che tutti sono d’accordo nel trovare eccezionale. Se veramente in queste contrade fossero morti di fame degli uomini(4), gli infelici prima di pensare di nutrirsi con dei cadaveri, avrebbero mangiato i polli. Ci sarebbe stato bisogno di milioni di soldati per impedire loro di mangiare le sementi.
Cosa dicono a questo proposito le autorità che abbiamo interrogato? In effetti, l’anno scorso, c’è stato un episodio tra i più gravi della Rivoluzione per l’applicazione del regime collettivista all’agricoltura. In queste regioni, particolarmente ricche, abbiamo dovuto lottare contro i contadini ricchi che nemmeno coltivano loro i campi, ma che utilizzano dei salariati (sic); contro questi kulaki sostenuti più o meno apertamente dalla Germania che in Ucraina conduce una campagna separatista. Nella speranza di gravi disordini, questi elementi controrivoluzionari, sono tentati di provocare lo sciopero.
Ne è risultata una riduzione della produzione dei cereali che ad un certo punto ha minacciato in modo serio Mosca e ha voluto dire non solo gravi difficoltà nelle regioni in cui il sabotaggio della raccolta era stato organizzato, ma anche l’obbligo di grandi restrizioni nella distribuzione dei viveri. C’è stata fame, senza dubbio. Ma con un’azione energica del potere centrale, azione in accordo tra la polizia e elementi politici comunisti, grazie a certe concessioni date all’interesse personale(proprietà di una vacca e degli ortaggi), la situazione ha potuto essere ristabilita in questi ultimi mesi e Stalin, secondo una frase di Radek, che ho già avuto occasione di ripetere, ha vinto la sua battaglia della Marna agraria.
Due esempi tipici di questa campagna (5) e delle difficoltà che ha dovuto attraversare l’URSS ci sono stati dati da Kalinin a cui abbiamo posto delle domande su questo grave problema della carestia. Ci ha detto il presidente: “ Nella comune di Tver che oggi ha il mio nome, ci sono tre kolkhoz. Il primo ha lavorato molto bene, ha fatto un buon raccolto e i suoi membri hanno avuto dei buoni benefici; il secondo ha raggiunto i due obbiettivi; ma il terzo, dietro la spinta dei nostri avversari, ha sabotato il raccolto e i suoi membri hanno rischiato di morire di fame. Su mia domanda, il Governo gli ha fatto pervenire degli aiuti. Di fatto così mi sono attirato le ire dei due altri kolkhoz che pensavano che non valeva la pena di darsi da fare se, non facendo niente, si otteneva comunque il proprio sostentamento.”
Oggi il comunismo sovietico riconosce la necessità di ricompensare ognuno a seconda del suo lavoro.
Il secondo esempio di Kalinin è questo: l’anno scorso a Mosca è mancato il latte benché la distribuzione fosse limitata ai bambini e agli operai ed impiegati dei lavori nocivi. La persona incaricata della distribuzione del latte era precisamente il grande commerciante di prima della guerra che assicurava lo stesso servizio sotto il regime zarista. Il presidente Kalinin fece chiamare questo funzionario per chiedergli come mai, con una quantità doppia di latte, non riusciva a fornire le categorie ristrette sopraindicate. L’interessato non ebbe difficoltà a mostrargli che la quantità era oggi insufficiente perché prima il latte era privilegio della classe ricca e nobile di Mosca.
Aumento considerevole dei bisogni, resistenza politica degli elementi reazionari, queste sono le cause (6) dello squilibrio che fa ribellare i nostri animi occidentali ma che sembrano naturali per lo spirito slavo fatalista che, poco preoccupato degli interessi individuali immediati, resta teso verso il compimento del grande programma che si è dato.» 7
Il difetto principale di ogni materialismo fino ad oggi, compreso quello di Feuerbach, è che l'oggetto, il reale, il sensibile è concepito solo sotto la forma di oggetto o di intuizione; ma non come attività umana sensibile, come attività pratica, non soggettivamente. E' accaduto quindi che il lato attivo è stato sviluppato dall'idealismo in contrasto col materialismo, ma solo in modo astratto, poiché naturalmente l'idealismo ignora l'attività reale, sensibile come tale. Feuerbach vuole oggetti sensibili realmente distinti dagli oggetti del pensiero; ma egli non concepisce l'attività umana stessa come attività oggettiva. Perciò nell'Essenza del cristianesimo egli considera come schiettamente umano solo il modo di procedere teorico, mentre la pratica è concepita e fissata da lui soltanto nella sua raffigurazione sordidamente giudaica. Pertanto egli non concepisce l'importanza dell'attività "rivoluzionaria", dell'attività pratico-critica.
K. Marx, Tesi su Fuerbach 1845
A questo proposito è da notare in particolar modo un provvedimento preso dalla Comune e che Marx sottolinea: la soppressione di tutte le indennità di rappresentanza, la soppressione dei privilegi pecuniari dei funzionari, la riduzione degli stipendi assegnati a tutti i funzionari dello Stato al livello di "salari da operai". Qui appunto si fa sentire con speciale rilievo la svolta dalla democrazia borghese alla democrazia proletaria, dalla democrazia degli oppressori alla democrazia delle classi oppresse, dallo Stato come "forza particolare" destinata a reprimere una classe determinata, alla repressione degli oppressori ad opera della forza generale della maggioranza del popolo, degli operai e dei contadini. Ed è precisamente su questo punto particolarmente evidente - il più importante forse nella questione dello Stato - che gli insegnamenti di Marx sono stati più dimenticati! Gli innumerevoli commenti dei volgarizzatori non ne fanno cenno! E' "consuetudine" tacere su questo punto, come su di una "ingenuità" che ha fatto il suo tempo, esattamente come i cristiani "dimenticarono", quando il loro culto divenne religione di Stato, le "ingenuità" del cristianesimo primitivo e il suo spirito democratico rivoluzionario.
Vladimir Ilich Lenin, Stato e Rivoluzione 1917
In una fase più elevata della società comunista, dopo che è scomparsa la subordinazione servile degli individui alla divisione del lavoro, e quindi anche il contrasto di lavoro intellettuale e corporale; dopo che il lavoro non è divenuto soltanto mezzo di vita, ma anche il primo bisogno della vita; dopo che con lo sviluppo generale degli individui sono cresciute anche le forze produttive e tutte le sorgenti delle ricchezze sociali scorrono in tutta la loro pienezza, - solo allora l'angusto orizzonte giuridico borghese può essere superato, e la società può scrivere sulle sue bandiere: - Ognuno secondo le sue capacità; a ognuno secondo i suoi bisogni!
K. Marx, Critica al Programma di Gotha, 1875
Contrariamente all'idealismo, il quale asserisce che solo la nostra coscienza ha un'esistenza reale, mentre il mondo materiale, l'essere, la natura esistono solo nella nostra coscienza, nelle nostre sensazioni, rappresentazioni, concetti, il materialismo filosofico marxista parte dal principio che la materia, la natura, l'essere, è una realtà oggettiva, esistente al di fuori e indipendentemente dalla coscienza; che la materia è il dato primo, perché è la fonte delle sensazioni, delle rappresentazioni, della coscienza, mentre la coscienza è il dato secondario, è un dato derivato, perché è il riflesso della materia, il riflesso dell'essere; che il pensiero è un prodotto della materia, che ha raggiunto nel suo sviluppo un alto grado di perfezione, che cioè è il prodotto del cervello, e il cervello è l'organo del pensiero; che non si può dunque separare il pensiero dalla materia se non si vuol cadere in un errore grossolano.
Josif Stalin, Materialismo Storico e Materialismo Dialettico, 1938


Non si può fare una rivoluzione portando i guanti di seta. J. StalinDomate pure con il terrore i nemici della libertà ed anche voi avrete ragione, come fondatori della Repubblica. Maximilien Robespierre